martedì 21 giugno 2011

ARIZONA on the road

Il nostro on the road continua in Arizona, e facciamo sosta a Kayenta per il pranzo da Mac Do, su richiesta dei bimbi...ma anche perchè non c'è proprio altro! Incredibile, qui persino il fast food è gestito dagli indiani navajo, che sono tremendamente attaccati al soldo...e abbiamo qualche problema a farci sostituire i giochini dell'Happy Meal! I figli giocano un pò nell'enorme play zone del Mac, e poi facciamo rotta su Page. 

Prendiamo la 98 per vedere come funziona l'accesso all'Antelope Canyon: era in programma di visitarlo già a ora di pranzo di quello stesso giorno e il cambio di fuso ci sarebbe anche propizio. Ci fermiamo al banchetto degli indiani per chiedere informazioni e ci dicono che è meglio tornare il mattino dopo per l'Upper Antelope, mentre è meglio visitare il Lower nel primo pomeriggio. 


Scendiamo lungo la strada e vediamo le insegne dell'Upper Antelope...non capendo di che canyon ci fossimo appena informati, chiediamo anche lì, e ci fanno confusione...poi parlano americano misto navajo e non si capisce nulla. Insomma, torniamo dagli indiani di prima che ci pare di aver capito sono sempre dell'Upper, ma di un'altra compagnia che gestisce gli accessi e hanno orari più comodi per noi. 

Loro ci fanno scendere di nuovo ma dalla parte opposta, dove c'è il Lower Antelope!!! Siamo definitivamente ubriachi. Il Lower non è indicato da cartelli, così torniamo indietro dagli indiani di fronte che ci dicono che eravamo giusti, bastava andare avanti un altro pò! Ridendo per la situazione finalmente raggiungiamo i navajo che gestiscono il Lower...che ci consigliano di tornare il mattino dopo per via del troppo vento!!!

Deviamo allora verso Horseshoe Bend per vedere l'ansa del Colorado. Un  cartello portasfiga ci annuncia tutte le tragedie possibili nell'intraprendere l'overlook trail, tra cui il rischio di venire fulminati in caso di nuvoloni neri all'orizzonte. Dato che i nuvoloni neri c'erano, e sempre più vicini, rinunciamo al trail e rimandiamo pure quello al mattino dopo. 


Saliamo al nostro Rodeway Inn di Page per fare il check-in ma il fuso stavolta ci è nemico: si fa alle 3 e qui sono ancora le 2. Decidiamo di andarci a vedere il Lago Powell e scendiamo verso la Glen Dam. Oltrepassiamo il Glen Dam Bridge, un pò da brividi così sospeso sul Glen canyon e traballante col vento, e ci fermiamo al Visitor Center. 


Decidiamo di entrare nel Glen Canyon national park dove ammiriamo degli stupendi ed irreali paesaggi sul lago Powell...e salendo verso nord rientriamo nello Utah! Il cielo è minaccioso e l'aria è fresca...ma i colori sono meravigliosi.

Rientriamo in Arizona e ci fermiamo per attraversare a piedi il Glen Dam bridge, quasi da vertigini lo spettacolo a picco sul canyon e il vento che ti porta via. Saliamo fino al punto panoramico sulla diga, e poi da sola mi faccio il trail per andare ad ammirarla, mentre Cla e i bimbi riposano un attimo. Decidiamo quindi di fare un giro da Walmart Supercenter lì vicino, dove ci compriamo la colazione per il mattino dopo, a base di double iced cinnamon rolls e orange juice. Ovviamente altre americanate finiscono nel nostro carrello, ma la più utile è la valigia d'emergenza superestensibile per dilatare il nostro carico di bagagli!


Saliamo a Page per fare finalmente il check-in e poi riscendiamo giù fino al Burger King (che ancora non avevamo provato!) per la cena e poi torniamo subito in motel. Nell'unico motel dove il wifi non doveva prendere...il wifi funziona, meno male. Si va a letto presto: domani ci aspetta una giornatona tra le più intense del viaggio.

Ci svegliamo presto per affrontare il trail dell'Horseshoe Bend, il sole splende, il vento è cessato, è ancora presto e non fa caldo...quindi si prospetta una bella passeggiata. Senza troppi problemi scongiuriamo le sfighe preannunciate dal cartello e scendiamo il percorso sabbioso fino all'overlook del Colorado. I bimbi sono bravissimi, ma appena ci avviciniamo al burrone li facciamo sedere su un masso col divieto di muoversi. Mi avvicino al ciglio e con mio grande rammarico scopro che lo spettacolo che non vedevo l'ora di vedere è in ombra nera per più della metà.




La meraviglia si intuisce ma non si può apprezzare appieno, inoltre le foto non vengono...impossibile compensare l'esposizione delle zone in ombra totale con quella delle zone assolatissime. Maledicendo i viaggiatori di internet che consigliavano di vedere Horseshoe Bend al mattino (senza specificare: solo prima delle 5), mi sdraio sul bordo per ammirare comunque quel curvone da brivido sotto di me. Aspettiamo il più possibile ma la luce cambia poco, quindi ce ne andiamo un pò tristi. 
Perlomeno non abbiamo patito il caldo durante il percorso. 


Saliamo fino al Lower Antelope Canyon, paghiamo in contanti il nostro giro delle 8.30 e nell'attesa della partenza facciamo colaazione nel parcheggio con i nostri cinnamon rolls squisiti!
Arriva la guida e si parte a piedi...siamo una ventina di persone. Arriviamo all'entrata del canyon che subito non si capisce dove sia...c'è una fessura tra le rocce nel terreno dove sembra impossibile poter passare...ma è di lì che scendiamo, con un pò di attenzione, mettendo i piedi su degli scalini di ferro. Il posto si dimostra subito all'altezza delle aspettative, anzi di più...e capiamo che le foto in rete non sono photoshoppate, i colori sono reali. 



Scendiamo negli interstizi tra le rocce rosse, arancio e rosa, lisce, striate, stupefacenti nei loro giochi di luce e ombra. Il percorso è una strisciolina di sabbia rossa sottile tra le pareti di roccia strettissime. Si scende ancora e ancora...ogni tanto compare uno strapiombo e una scala di ferro...e si va giù, e tutto è sempre più spettacolare. I bimbi se la cavano benissimo, anche loro si emozionano. Siamo incantati. Dopo un'ora passata a passeggiare in quel luogo fenomenale è ora di risalire in superficie, e un'unica scala di ferro ci riporta su. 


Ne valeva decisamente la pena: siamo convinti che anche l'Upper Antelope non ci deluderà. Risaliamo in auto e andiamo dai primi navajo con cui avevamo parlato ieri. Paghiamo il giro delle 10.30, poi ci fanno salire su un fuoristrada guidato dalla nostra guida, un simpatico indiano. Scendiamo all'entrata dell'Upper, e percorriamo circa un quarto d'ora di strada sabbiosa pazzesca (il letto del torrente che ogni tanto invade i canyon) col fuoristrada che traballa tantissimo e scula a destra e sinistra, e i bimbi ridono istericamente! 


Arriviamo all'imbocco del canyon e a differenza dell'altro notiamo una gran confusione di gente. L'Upper è "piatto", molto più agibile e meno claustrofobico del Lower, e quindi attira molti più turisti. Quando è il turno del nostro gruppo entriamo, e constatiamo subito che anche questo è incantevole...peccato solo che ci sia così tanta gente. 



Come i navajo ci avevano promesso, riusciamo a godere dello spettacolo dei light beams, i raggi di sole che entrano dalle fessure e illuminano il suolo. Passiamo circa un'ora nell'Upper, mentre la guida ci dà il tempo di fotografare e ci fa notare le inquadrature più suggestive. Arrivati al fondo, ovvero l'imbocco dove l'acqua entra per inondare tutto, vediamo i buchi delle pallottole sulle rocce, eredità delle sparatorie del far west, e poi ripercorriamo il canyon al contrario. Usciamo, risaliamo sul fuoristrada e ci tocca un'altra corsa pazza a zig zag sul letto del fiume! Torniamo alla macchina, pervasi dalla meraviglia di questa esperienza, e torniamo a Page per il pranzo.


 Io ho voglia del panino uovo e avocado di Subway...ma al Subway sulla strada non hanno l'uovo. Proviamo all'altro Subway di fronte all'hotel: inaugura l'apertura il giorno dopo.


Mi tengo la voglia e si va al Mac, tanto per cambiare. Prendo insalata asian, ma non c'è insalata nella mia insalata: solo pollo fritto. Claudio chiede se possono aggiungerne, si scazzano un pò e lì mi convinco che nel rifarla ci hanno sputato dentro!! La mangio malvolentieri, poi chiedo un frappè moka e non ce l'hanno. Non è la mia giornata....ridendo ce ne andiamo da Page con destinazione Grand Canyon.



La strada per arrivarci è lunghissima, ci sembra infinita e non particolarmente scenica. Percorriamo la Desert View che costeggia il South Rim, e ogni tanto ci fermiamo ad ammirare alcuni punti panoramici. 



Ci fermiamo al Grandview Point dove entriamo nella Watchtower e facciamo un pò di shopping nei negozietti. 


Raggiungiamo poi il parcheggio principale di Grand Canyon Village dove passeggiamo fino al Mather Point. Il tramonto si avvicina, quindi lasciamo l'auto nei pressi del Bright Angel e prendiamo la navetta rossa che percorre la Hermit Road. 


Raggiungiamo così Hopi Point dove ammiriamo il Grand Canyon accendersi al calar del sole...incredibile, prima era tutto in ombra, poi di minuto in minuto i colori prendono vita e lo spettacolo del grande cratere nero tra le rocce rosse è sotto i nostri occhi. L'intenzione era di percorrere il sentiero lungo il bordo del canyon fino al punto d'osservazione precedente, il Powell Point, e di lì riprendere la navetta per il ritorno.

Ma abbiamo indugiato troppo a gustarci le varie angolazioni di Hopi Point ed è quasi buio, non abbiamo portato una torcia e non è il caso di avventurarsi, tra un pò lì sarà tutto nero, non c'è illuminazione, solo natura (tra cui i puma segnalati da un cartello...paura!).
Fa freddissimo tutto un tratto, non abbiamo i pile con noi, e speriamo di essere salvati! 


Decidiamo il da farsi insieme a una famiglia di simpatici americani con 3 figli e ci convinciamo che la navetta ci raccoglierà lì, anche se la fermata non sarebbe prevista. Infatti la santa navetta che doveva salire fino a Mohave Point si ferma, ci raccoglie, e torna indietro fino al nostro parcheggio.

Fantastico! Saliamo in auto, e nel buio pesto più totale con l'aiuto del santo navigatore satellitare, riusciamo a lasciare i boschi del south rim e a dirigerci verso sud, direzione Williams.
I bimbi dormono, e la strada per Williams è buia e noiosissima, non so come faccia Claudio a non addormentarsi! Arriviamo in tarda serata al nostro Motel 6, ma ci rendiamo conto che abbiamo saltato la cena! 


Ci fermiamo prima ad un Supermarket Safeway dietro l'hotel, io aspetto in auto coi bimbi che ronfano mentre Claudio prende dei sandwiches. Fa freddissimo a Williams, fuggiamo nella nostra stanza coi bimbi in braccio che continuano il dritto rifiutando la cena, mentre noi ci gustiamo i panozzi al tavolo della nostra stanza. La giornatona tour de force è finita!



Al mattino ci alziamo con più calma del solito, scopriamo che fa un bel calduccio, e torniamo al Supermarket Safeway per la colazione. Per pochi dollari facciamo il pieno di doughnuts e danish al reparto panificio, poi compriamo qualche altra americanata come il peanut butter! e infine ci prendiamo un bel caffettone caldo allo Starbucks lì dentro. Stavolta compro lo shaker di Starbucks per farmi i caffettoni a casa, acquisto spettacolare! 


Rifocillati e rimpinzati pienamente lasciamo l'auto in centro e visitiamo Williams a piedi. É la nostra prima tappa lungo la Historic Route 66, carinissima. Ci rilassiamo un pò nei negozietti dove prendiamo qualche regalino da portare a casa, e sopratutto, io compro il mio bellissimo cappello western di paglia, in un negozio di vestiario e accessori per cowboys!


Riprendiamo la macchina e andiamo a Seligman, sul tratto dismesso della 66, dove tutto è stato fin troppo enfatizzato sulla scia di "Cars". Le vecchie auto hanno gli occhi e rappresentano perlopiù i personaggi del cartone.



 I negozi di souvenir sono pura pazzia...quando si dice "americanate", non saprei come altro descriverlo, ma anche questa dopotutto è l'essenza dell'America!

Proseguiamo verso Peach Springs, Truxton, Valentine, Hackberry...sulla strada sono parcheggiate qua e là auto d'epoca, e si vedono vecchie pompe di benzina, vecchi garages, vecchie capanne. 


Da Kingman a Oatman la strada si fa tortuosa e sale e scende di quota...e io che mi ero sempre immaginata la 66 come una strada tutta dritta: ecco perchè l'hanno abbandonata! 


Numerosi cani della pateria ci attraversano la strada nei tratti dove domina la prateria...è incredibile quanti se ne vedono, a decine, o corrono goffi con i loro culotti cicciottelli, o si mettono in allerta, come di vedetta...ma se rallenti è impossibile fotografarli, si tuffano in un buco nel terreno prima che tu riesca a fare un clic!



Arriviamo a Oatman, una specie di ghost town dove gli asini la fanno da padroni, subito ce ne entra uno in macchina col muso peloso. Facciamo un giro a Oatman, un pò "finta" ma comunque caratteristica. 



Fa caldissimo e proseguiamo sulla vecchia 66, che è molto più lunga di quel che credevamo...forse perchè tortuosa e quindi impegnativa. 


 Raggiungiamo Topock e quindi Needles, dispiaciuti di constatare che non c'è più nemmeno un cartello originale della 66 sulla 66, forse li hanno tolti tutti per metterli al sicuro e li hanno sostituiti con quelli nuovi marroni che indicano "Historic Route 66".

Per arrivare a Needles rientriamo in California, e si conclude così il nostro indimenticabile Arizona Dream!


...continua a leggere il diario

lunedì 20 giugno 2011

Back to CALIFORNIA

Il nostro on the road sulla Route 66 continua in California, e raggiungiamo Needles. Uscendo da Needles un altro coyote ci attraversa la strada...

Ma la tappa più suggestiva è Ludlow, si sta facendo sera e riusciamo a trovare un tratto di Real old 66, senza fronzoli, gift shop e musei...solo vecchie abitazioni decadenti e vecchi garages diroccati, la strada crepata dal calore...e cartelli Keep off. Qui si respira davvero l'abbandono, si sta anche facendo sera ed è tutto così malinconico.


Raggiungiamo infine Barstow, dove abbiamo prenotato al Motel 6.
La città è piuttosto grande e vivace, molto californiana: portiamo i bimbi al Mac, che qui ha i tavoli in un paio di veri vagoni del treno! io invece ceno soltanto con un Tazo green tea cream frappuccino allo starbucks di fronte...due settimane di pasti americani stanno mettendo a dura prova il mio stomaco! o piuttosto non ho digerito il panino uovo e avocado (tra l'altro delizioso) di Subway a pranzo.



Il mattino seguente la mia pressione è ko, in California fa caldissimo e il mio stomaco è a pezzi.
Andiamo da 99 Cent, un grosso supermercato dove tutto costa appunto 99 cent...e facciamo una bella spesa, soprattutto di medicinali e integratori che in Italia costano tantissimo! Non ho ancora trovato il cd di musica country pper mio papà, e tutti ci consigliano il Walmart per avere più scelta. 
Quindi andiamo all'ennesimo Walmart Supercenter, e troviamo due bei cd, il Best of Willie Nelson e il Best of Johnny Cash. Troviamo anche delle bellissime magliette per noi e per i bimbi, a pochissimi dollari.
Il mio stomaco purtroppo non accenna a ripartire, quindi aspetto in macchina fnchè gli altri fanno colazione da Starbucks (onde evitare l'ennesima botta di aria condizionata) e poi ci rimettiamo on the road verso San Diego.


Arriviamo nel primo pomeriggio e ci fa impressione ritrovare il motel della nostra prima notte in California, il Good Nite Inn Sea World. Sembra passato tantissimo tempo dopo le esperienze accumulate e le miglia percorse...ma sembra anche ieri che eravamo lì, un pò spaesati e molto emozionati. Il tempo è brutto come quel giorno, molto nuvoloso e pieno di foschia...più che in California pare di essere in Irlanda!
Stavolta scopriamo che esiste l'ascensore, così la stanza al 2° piano ci fa meno paura!
Risistemo un pò le valigie in vista della partenza del giorno dopo, e poi usciamo per visitare San Diego.
Si sta facendo sera e decidiamo di andare a Coronado per gustarci la skyline della città al tramonto.



Attraversiamo lo spettacolare Coronado Bay Bridge, e rimaniamo subito incantati dalla bellezza del centro di Coronado, così sfizioso, elegante, un posto da sogno con delle ville inimmaginabili. Pensando al nostro piccolo appartamento che ci aspetta ci viene una tristezza infinita!!!


Prima vediamo le grandi spiagge sul Pacifico, poi parcheggiamo e passeggiamo lungomare dalla parte interna, fino all'Old Ferry Landing, e arriviamo al pontile. Di fronte a noi c'è l'Embarcadero di Marina park e la meravigliosa skyline di San Diego, con i suoi grattacieli che si accendono al calar del sole.
Spettacolare soprattutto il Wyndham Emerald Plaza Hotel con le sue torri esagonali...
Sul molo c'è anche uno strano uccello, un black-crowned Night Heron, strana specie di airone.


Quanti animali insoliti abbiamo visto in questo viaggio, per la gioia dei bambini!
Passeggiamo ancora per il bellissimo centro di Coronado, e i bimbi vogliono mangiare al Burger King...purtroppo abbiamo constatato che i ristoranti americani non sono a misura di bambino, o perlomeno non dei nostri, che preferiscono ancora i menu più semplici e appetibili dei fast food. Io mangio solo una fetta di cheesecake, lo stomaco non accenna a migliorare e non saprei proprio dove poter trovare una minestrina o un riso in bianco!

Gli americani mangiano soprattutto carne, patate fritte e uova...davvero difficile trovare un piatto che si concilia col mal di stomaco...Rientriamo in hotel e passiamo così la nostra ultima notte di questo viaggio negli USA. 

Il mattino fa sempre freddo, e il tempo è sempre brutto. La nausea non accenna a passarmi e quindi spedisco
tutti a far colazione da Denny's, mentre sistemo definitivamente i bagagli per il volo. Abbiamo ancora una giornata da passare a san Diego in quanto si decolla alle 8 di sera, però bisogna lasciare il motel, quindi è tempo di chiudere le valigie.

Abbiamo ancora un pò di shopping da fare e ci dirigiamo al centro della città, dove passiamo per Market Street, 5th Avenue, e Broadway. Ci fermiamo a Horton Plaza e visitiamo un pò i negozi, da Macy a Footlocker, dove per pochi dollari facciamo il pieno di Converse!


 Proviamo a passeggiare per il centro ma le gambe non mi reggono, il mio stomaco ancora fa i capricci. 

Decidiamo quindi di andare in auto verso nord per vedere il Cabrillo National Monument.
Passiamo davanti al Maritime Museum di San Diego e attraccata al porto vediamo il maestoso galeone di Master & Commander, l'HMS Surprise.


Dal Cabrillo Monument godiamo della vista di tutta la baia, Coronado compresa. Nel raggiungere e nel lasciare questo straodinario punto panoramico attraversiamo il cimitero militare di Fort Rosecrans, impressionante e toccante la distesa di lapidi bianche tutte uguali che purtroppo sembrano non finire mai.


Ci spostiamo ancora verso nord e andiamo a gustarci le spiagge di La Jolla, colme di gente, in particolar modo di surfisti. Anche La Jolla Shores come Coronado ci incanta con le sue ville strepitose...sigh.


E come ultima cosa, ci regaliamo un giro a Fashion Valley, costellata di immensi centri commerciali dedicati alla moda. Non riesco purtroppo a trovare le scarpe che cerco e lo stomaco ancora non mi dà tregua...anche se riesco a mangiare volentieri un caldo parmesan bagel da Jamba Juice, la cosa più leggera che ho trovato! I bimbi chiedono l'ultimo giro da Starbucks e li accontentiamo.

É ora di restituire la macchina, Claudio è già disperato per il distacco...ci siamo tanto affezionati alla nostra fedele Santa Fe piena di comfort, e ci piange il cuore pensare di dover tornare alla nostra scassatissima Meriva!
Andiamo alla Alamo, e diciamo addio alla "rossa"...il pulmino Alamo per l'aeroporto ci aspetta.

Facciamo il check-in in perfetto orario, e ci dirigiamo all'imbarco...dopo un pezzo di pizza da Pizza Hut, mentre io inizio a stare un pò meglio, nostro figlio si lamenta del mal di stomaco. Cerco di scongiurare un altro volo aereo come quello della partenza, e dico a Marty di non farsi vedere malato dalle hostess sennò ci lasciano a terra...almeno questo lo abbiamo imparato. Riusciamo a imbarcarci sul volo per Londra, e Martino si addormenta...purtroppo dopo una grossa turbolenza sopra il Canada, inizia a vomitare e fa un disastro! Gli
cambiano il sedile, ma il pavimento puzza da matti...e ce lo teniamo così fino a Londra. Per me il volo si fa
scomodissimo, con i bimbi addormentati sulle mie gambe, stavolta l'aereo è pieno e non ci sono posti in più!
Fortunamtamente riescono a dormire tutto il tempo e il volo dura due ore meno rispetto all'andata. 

Arrivati a Londra piove...Marty è molto fiacco e pallido. Abbiamo 5 ore di scalo a Heathrow, e ci accomodiamo sulle poltrone vicino al tabellone per conoscere il nostro gate. Il volo per Milano ha 1 ora e mezza di ritardo, e io mi dò allo shopping nel duty-free. Marty mangia i panini conservati dall'aereo e poi gioca col papà e la sorella...si sente decisamente meglio, lo scalo in fondo gli è propizio. Finalmente ci imbarchiamo per Milano, quest'ultimo volo fila tutto liscio e ci sembra velocissimo. 

A Linate ritroviamo la nostra auto, è un trauma scoprirla così bassa e così piccola...per non parlare delle marce! Ci straniamo sull'autostrada italiana, con una grande malinconia delle grandi strade americane...e del modo di guidare civile e rispettoso degli americani. 

Per mezzanotte e mezza siamo a casa, rimbambiti dal fuso ma felici perchè ora abbiamo un viaggio indimenticabile nel cuore! 
Grazie, America!

(il nostro itinerario)




lunedì 14 giugno 2010

NEW YORK a piedi

Finalmente a New York, meta tanto sognata. Abbiamo organizzato il viaggio per conto nostro, con il prezioso supporto di internet e di alcuni siti indispensabili.

Con Expedia abbiamo scelto il volo più conveniente, con Homeaway l'appartamento più comodo. Sistemata assicurazione medica e parcheggio per l'auto in aeroporto - facendo tutto in anticipo si risparmia davvero tanto - finalmente si parte il 4 giugno 2010 con un volo Iberia, Venezia-Madrid-New York JFK.

Fuori dal JFK prendiamo uno dei tanti taxi a 50 bucks che ci porterà al nostro appartamento, dove abbiamo appuntamento col proprietario per il check-in. Dal taxi lo chiamiamo al cellulare e ci rendiamo conto che il newyorkese è una lingua assurda...pur conoscendo piuttosto bene l'inglese, non ci capiamo quasi nulla (e lui è pure polacco). Ma con i newyorkesi veri e propri non andrà tanto meglio...si mangiano tutte le parole e poi hanno un accento pesantissimo.
Sull'autostrada verso la città osserviamo i grattacieli farsi sempre più alti e imponenti, nell'avvicinarci al centro di Manhattan....afosa, umida e un pò puzzolente come primo impatto!

Dopo esserci accomodati nel nostro appartamento a Murray Hill, 207E 21ST, Claudio esce per comprare qualcosa da mangiare da D'Agostino supermarkets lì vicino, e poi ceniamo comodamente nella nostra cucina. Il mattino seguente, effetto jet lag: alle 6 eravamo tutti sveglissimi così abbiamo potuto iniziare di buon'ora i nostri giri per Manhattan.

Il primo giorno ci rifugiamo subito a Central Park, fa caldissimo e l'umidità è insostenibile...per fortuna nel verde rigoglioso del parco troviamo il perfetto refrigerio. Benedetti i baracchini degli indiani che vendono frutta fresca al bicchiere. Central Park è magico, si passeggia tra tante persone che fanno attività fisica di ogni tipo, corsa, jogging, bibicletta, pattini, skateboard, rollerblade, molle ai piedi, gente che balla con la radio a palla...e poi ci sono queste distese di prato con i grattacieli che spuntano all'orizzonte dietro gli alberi, dove tutti si stravaccano beatamente. Poetico con i suoi laghi, le barchette, le piccole attrazioni, gli scoiattolini, e i grossi scisti neri di roccia che caratterizzano New York...è come nei film.

Il pomeriggio acquistiamo il nostro New York City Pass, un carnet che comprende la visita dei principali musei e monumenti, e facciamo la felicità dei bambini con una visita al famoso Museo di Storia Naturale, dove oltre agli innumerevoli animali impagliati e al bellissimo planetario, la fanno da padroni i grossi scheletri dei dinosauri, che tanto affascinano i miei piccoli. Bellissimo passeggiare per le vie al ritorno, tra palazzi altissimi...noi che non siamo abituati a questo mondo verticale tendiamo a stare sempre con la testa in su, perchè non ci sembra vero, è così irreale....
Dopo un giro al Rockfeller Center, finalmente...il primo Starbucks, che ci ha rifocillato con le sue delizie per tutto il soggiorno.

Il giorno dopo scendiamo in metro a sud di Manhattan per imbarcarci verso Liberty Island, alla volta della Statua della Libertà...davvero suggestiva, con una vista di skyline favolose dal barcone. Siamo saliti al suo interno fino a un certo punto, poi i bimbi non ne potevano più di fare scalini!

Ripreso il traghetto si fa sosta a Ellis Island, la prima tappa degli immigrati sbarcati in America, ma Martino dorme e così siamo rimasti sul traghetto. Dopo pranzo visitiamo Wall Street, Broadway, e tutti emozionati attraversiamo a piedi lo splendido Brooklyn Bridge, con il vento che quasi ci porta via! 

 Per i nostri spostamenti abbiamo utilizzato quasi sempre le suole...ma in buona parte anche la metropolitana, che è abbastanza pulita e sicura, e soprattutto comoda grazie alla Metro Card, raccomandatissima.
Bisogna dire che a Manhattan inaspettatamente non c'è traffico...girano quasi esclusivamente taxi e limousine, e la gran parte della gente si sposta prevalentemente a piedi o con la metro.

Il giorno dopo...gambe in spalla veramente: considerato che il cielo era molto limpido siamo dapprima saliti sull'Empire State Building (come posso descrivere l'emozione di New York dall'alto?) e poi via a piedi verso Chinatown, con tappa al Flatiron Building, poi Little Italy, Soho e Greenwich Village...la Manhattan degli artisti, quella delle scale antincendio fuori dai palazzi, senza grattacieli e con scorci pittoreschi. Nel pomeriggio si va da tutt'altra parte per visitare l'Apple Store (e per provare il nuovo primo Ipad appena uscito) e far felici un pò i bambini da Fao Schwartz. E la sera, indimenticabile tour di Times Square, non si può descrivere l'effetto di tante luci e colori tutte insieme....rimaniamo increduli.
Menzione d'onore per il Toys'r'Us, negozio di giocattoli all'eccesso, con ruota panoramica all'entrata e dinosauro ruggente e semovente in dimensioni naturali...

Il giorno seguente pioviggina, niente di meglio per un bel giro al coperto nel Metropolitan Museum of Art. Il pomeriggio ci dedichiamo allo shopping (soprattutto scarpe da Footlocker, incetta di Converse!) e a vivere  Manhattan "così come viene", scoprendo tanti scorci, particolarità, e stranezze. Incredibile la hall della Trump Tower!

La sera abbiamo atteso il momento del tramonto per salire sul Top of the Rock e ammirare tutte le luci di New York dall'alto col buio...uno spettacolo inenarrabile, non sarei più scesa. Fantastico l'ascensore che ti porta in cima in pochi secondi...e con il tetto trasparente! Wow...

Il giorno successivo è tempo di MoMa, con l'emozione di tante opere conosciutissime sui libri e finalmente ammirate nei loro colori reali...Van Gogh, Cezanne, Rousseau, Picasso...splendido. Ma ci siamo anche tolti la curiosità di vedere Times Square di giorno, aspettandocela un pò più spenta e sorprendendoci che le luci e le immagini siano sgargianti e potenti quanto la sera.
Obbligatoria poi la tappa da Macy's, i grandi magazzini più grandi del mondo...pazzeschi.

Altro giorno: altra bella passeggiata verso il sud di Manhattan, dove visitiamo Tribeca, il Convention Center, il Madison Square Garden, fino al triste Ground Zero del World Trade Center che ci trasmette  l'angoscia del disastro delle torri gemelle ancora perfettamente palpabile ed evidente, poi il World Financial Center e Winter Garden, e per finire quattro passi lungo Battery Park, fino a Broadway.
Obbligatorio lo shopping da 21th Century, un negozio che vende abbigliamento di supermarca a prezzi stracciati.
Vale la pena menzionare anche il Mac Donald's di Broadway...con pianista che suona dal vivo!

Settimo giorno: il mattino ci regaliamo una bella passeggiata per le vie di Manhattan Midtown, facendo shopping e visitando i grandi negozi che da noi non esistono come il Nike Town a 5 piani, Tiffany, l'NBA Store, l'HBO Store. Il pomeriggio trasferta metropolitana a Brooklyn per ammirare la skyline del Brooklyn Bridge e del Manhattan Bridge con Manhattan stagliata dietro, bellissimo. Ci siamo rilassati in un prato in riva all'Hudson, e i bimbi si sono sfogati a correre e a rotolarsi sull'erba. Stranissima per noi la massiccia presenza di mormoni con il loro caratteristico look, come non se ne vedono da noi. Dopo un giretto a Brooklyn, rientriamo in metro all'appartamento.

Il giorno dopo tentiamo di intraprendere la Circle line ma alla fine arrivati al porto ci rendiamo conto che costa un pò troppo e rinunciamo. Ci dedichiamo a passeggiare ancora per le vie di Manhattan fino ad arrivare a Times Square a piedi, per assorbire il massimo dei suoi odori e delle sue stranezze. Ci sarebbero cose da fotografare ad ogni angolo di strada, e personaggi originalissimi che ti fanno dire...sì, siamo decisamente in America! e poi abbiamo provato tutte le specialità più caratteristiche, dai bagel ai donuts, hot dog, frappuccini e hamburger.

Il giorno dopo trasferta in metro a nord di Central Park, per visitare Harlem...indescrivibile l'emozione di una vera messa gospel alla Mt. Olivet Baptist Church, in mezzo a sole persone di colore e pochissimi altri  turisti, così coinvolgente con canti, applausi, sermoni pittoreschi e cori gospel ...e praise the lord! thank you Jesus! che personaggi, fosse così coinvolgente anche da noi andrei a messa tutte le domeniche......

Il pomeriggio abbiamo visitato la Columbia University, roba da telefilm...

E purtroppo arriva anche il giorno della partenza, prenotiamo 4 posti sul coach per il JFK e in un malinconico giorno di pioggia, il primo vero e proprio di brutto tempo - per fortuna! - ci avviamo in pullman al nostro terminal.
Con il decimo giorno si conclude il nostro indimenticabile viaggio nella Grande Mela, contenti e soddisfatti di averci dedicato il tempo dovuto, di averla vissuta appieno insieme ai nostri figli, Avenue dopo Street, Street dopo Avenue, e di poter dire davvero di esserci stati e di averla conosciuta senza rimpianti e senza fretta.
Solo che ci è rimasta una gran voglia di America...per cui pensiamo che il prossimo viaggio sarà la West Coast USA!


(pictures by Spunci)

lunedì 15 giugno 2009

TUNISIA mare chiaro


Ecco il resoconto del nostro viaggio in tunisia. Partiti dal Catullo per Monastir, arriviamo in serata e già sul pulmino per il trasferimento dall'aeroporto a Mahdia scorgiamo degli uomini con il caratteristico copricapo che stendono tappeti nelle aiuole a lato strada e si inchinano a pregare....siamo decisamente in Tunisia.

Abbiamo scelto Mahdia per goderci il mare più suggestivo della costa tunisina, e in effetti il tratto più centrale della grande spiaggia, dove l'acqua è più bassa e la sabbia più bianca, è davvero cristallino e di un colore azzurro sorprendente. A tratti la sabbia non è più sabbia, ma un agglomerato di piccolissime conchiglie di mille forme e colori...mai visto prima.

Il nostro hotel si trova invece verso la fine della spiaggia, più vicino al centro di Mahdia. Si tratta di una struttura piccola, frequentata da soli italiani, dove si mangia decisamente bene. La stanza è bellissima, in perfetto stile tunisino con i mosaici sugli scalini che portano alla seconda camera soppalcata e i colori bianco e azzurro in contrasto. La nostra spiaggia non è pulitissima, perchè il vento spazza verso il fondo della costa i ricci secchi, legnetti, residui marini di vario tipo...ad ogni modo tutte cose naturali. La cosa positiva è che non c'è molta gente e l'animazione non è insistente, quindi si sta bene e ci si può rilassare.
Il mare è più profondo davanti al nostro hotel, e purtroppo nei giorni di mare mosso raccoglie le alghe spazzate a sud dalle correnti e anche numerose piccole meduse.

É ormai evidente che per godersi il mare migliore bisogna passeggiare sulla spiaggia verso nord.
I ragazzi del posto vengono in spiaggia verso sera per fare il bagno...e le ragazze tunisine entrano in acqua per giocare e spruzzarsi completamente vestite con i loro veli in testa.

Per visitare Mahdia ci affidiamo alle proposte degli autoctoni: un signore si offre di accompagnarci con il suo minivan, insieme a una famiglia di nostri amici, per un prezzo molto ragionevole e accettiamo.

Visitiamo dapprima il grande cimitero che si trova sulla strada, con le cupole bianchissime, e ci spiegano che le lapidi hanno forme caratteristiche diverse a seconda che vi sia sepolto un uomo o una donna. Vicino al cimitero ci sono delle calette molto caratteristiche, con i bar del luogo, dove i ragazzi del luogo si ritrovano e fanno il bagno.
Il centro di Mahdia è molto caratteristico, con i suoi viottoli irregolari, le case tutte bianche e le porte colorate, il minareto che si staglia su tutto e ti ricorda che siamo in un paese musulmano, il tutto condito da una vegetazione decisamente africana.

Passeggiamo per il centro, visitando un negozio di abiti e tessuti (dove ci fanno provare degli abiti nuziali caratteristici), un negozio di favolosi tappeti tessuti a mano sul retro dalle donne, e il mercato del pesce vicino al porto coi suoi mosaici a quadrettini bianchi e blu. I negozietti sono pittoreschi,  vendono spezie di ogni tipo e colore in enormi sacchi, olii, essenze....

Per terra lungo le strade si vende il coloratissimo vasellame tunisino, uno spettacolo.

Gli odori delle vie sono impregnati di questi elementi, oltre al fortissimo odore di mare e di pesce.

La nostra settimana trascorre tranquilla, nel caldo afoso che già a giugno si fa sentire, e sulla via di ritorno verso Monastir possiamo osservare gli enormi campi di cactus, e l'architettura originalissima della Tunisia.
Il senso di povertà è forte, la gente vive come può, di cose semplici.
Le finestre sono molto ricercate e ricche di arzigogoli, le tende coloratissime, e le insegne sono spesso dipinte alla bell'e meglio sulle case.
Le facciate delle case sono adornate di tante piastrelline dai disegni geometrici, i cancelli in ferro battuto sono spesso delle vere opere d'arte...e spesso sulle facciate sono esposti grandi stendardi con la figura del presidente della "repubblica" tunisina Ben Ali.

Le vie di Monastir sono assolate, chiare e polverose...le case sono perlopiù basse ma campeggiano anche alcuni palazzoni fatiscenti.

Molte case sono lasciate al grezzo ancora con le impalcature e nessuno che ci lavora, non si sa se ancora in costruzione o abbandonate.
Le auto sono vecchie, perlopiù si tratta di grosse mercedes di modelli superatissimi o di furgoncini che caricano qualsiasi cosa.

L'impressione generale è di povertà e dissesto...a tratti sembra un paesaggio postatomico.
Colpiscono i carretti trainati dai muli con i pneumatici di gomma e i sedili delle auto al posto di guida...i vecchi motorini che sembrano di un'altra epoca, le seggioline fuori dalle porte, le fontane rotonde, le panchine rivestite delle classiche piastrelline, le bandierine rosse della Tunisia appese ai fili che adornano ogni angolo, ogni rotonda, e le enormi palme vicino alla costa.


Il mare verso Monastir si fa verdognolo e putrescente vicino alla costa...l'inquinamento è sconcertante.

Ci rimane la sensazione di aver visto con i nostri occhi un paese così diverso dal nostro, dove la vita scorre troppo piano e il disagio forse sotto sotto monta.
 Ci risulta molto più comprensibile il desiderio di molti giovani tunisini di fuggire di qui e cercare una vita all'occidentale in Europa, con ritmi più moderni e nuove possibilità di vita.



(pictures by Spunci)

venerdì 16 maggio 2008

BAYERN ON THE ROAD

Partenza il 16 maggio verso le 11 da Verona con un camper Adriatik Coral 640 SK, molto bello.
Iniziamo subito male perchè appena arrivati a casa col camper da riempire ci accorgiamo di aver lasciato nell'ufficio del noleggiatore la cartellina con tutti i documenti. Ouch! E torna indrè...e perdi tempo...

Finalmente carichiamo il camper e ci avviamo verso Innsbruck: ma la sfiga colpisce ancora. Appena passato il confine ci rendiamo conto che il tanto raccomandato navigatore con le mappe europee noleggiato nel pacchetto....ha su solo le mappe italiane. Mmmmh, utilissimo. Non abbiamo neanche quelle cartacee, quindi procediamo nell'ignoto.

Pranziamo in Austria all'autoporto con polenta ai formaggi cucinata in camper e ci dirigiamo alla nostra prima tappa: Fussen. Senza navigatore ovviamente sbagliamo strada e smadonnando come i turchi finiamo su per le montagne, tra strade piene di curve in mezzo ai boschi. La situazione ideale per chi ha un figlio con la cinetosi. Alle 19.00, durante la marcia, Martino vomita senza preavviso la polenta del pranzo e fa un disastro. Ci fermiamo davanti a un ristorantino montano (primo posteggio abbastanza largo per il camper) per pulire il camper e il figlio, con l'acqua fredda della doccia...dato che lo scaldabagno deve essere avviato per tempo per funzionare. Nel frattempo ci bussano i crucchi del ristorante per dirci di smammare, che lì gli nascondiamo l'entrata, non vogliono sentir ragioni. Felici e ridenti (...) e assolutamente non bestemmianti affatto ci spostiamo più avanti per finire la pulizia. Ripartiamo alla ricerca di Fussen che è lontanissima....dopo un viaggio interminabile ci sistemiamo per la notte nell'area di sosta Wohnmobileplatz davanti alla palestra. La sera fuori si sta bene fuori e ceniamo  all'aperto sul nostro nuovo tavolino pieghevole.
Dopo cena ci facciamo un bellissimo giro a piedi nel centro di Fussen, che di sera ha un'atmosfera veramente romantica.

Il mattino decidiamo di parcheggiare vicino al centro per rivisitarlo con la luce del giorno e apprezzarne anche i colori. Dopodichè ci mettiamo in marcia tra prati e boschi verso lo Schloss Neuschwainstein, parcheggiamo sotto il castello di Hoenschwangau, e saliamo prima con le navette e poi a piedi.

Per fotografare nel suo massimo splendore il castello delle fiabe che ispirò Walt Disney e il suo logo, decidiamo di raggiungere a piedi il vertiginoso ponticello panoramico Marienbrucke sospeso sul burrone, dove tira un vento pazzesco, dopodichè percorriamo dei sentieri davvero suggestivi che attraversano un bosco molto fitto con alberi dai tronchi altissimi, fino a raggiungere il castello.

Conclusa questa fiabesca tappa ci avviamo in camper verso Steingaden e sulla strada verso Rottembuch visitiamo la meravigliosa Wieskirche, capolavoro indescrivibile dell'arte barocca. Pranziamo  in camper posteggiati in mezzo ai campi gialli di colza.

Da Rottembuch si riparte per visitare la cittadina di Schongau, e poi prendiamo direzione Augsburg, passando per il paesino di Landsberg. Riusciamo a passare la notte al Lech Camping, un campeggio molto accogliente e pulito su un piccolo laghetto dove i bimbi possono giocare liberamente con degli originalissimi giochi tedeschi da esterni, tra cui una fantastica pista per macchine a pedali su rotaie.  

Decidiamo di uscire dal camping e di andare al Media Markt di Augsburg per acquistare un satellitare di cui non possiamo più fare a meno, e lo troviamo dopo mille indecisioni (e tempo perso). Alla cassa però scopriamo che non possiamo acquistarlo con la nostra carta di credito perchè accettano solo bancomat...quindi lo lasciamo lì e avvelenatissimi torniamo al Lech Camping per la notte.


Piove per tutta la notte e poichè anche il mattino seguente pioviggina, decidiamo di attraversare Augsburg lentamente in camper, solo io scendo per fare alcune foto...purtroppo a causa di una tumultuosa manifestazione nazi di piazza che ci stava per investire, ci tocca andarcene in fretta. Gli episodi sfigati che si susseguono in questo viaggio iniziano quasi a divertirci.

Ripartiamo quindi alla volta di  Donauworth, una cittadina incredibilmente pittoresca dove si sta tenendo una sagra di paese. In quei giorni tutte le cittadine bavaresi festeggiano la primavera ed espongono il pittoresco Maibaum, l'albero della cuccagna, al centro della piazza principale. Pranziamo passeggiando con dei gustosi panini tedeschi con cipolla grigliata e bistecca di maiale. Cruccolandia spinta.
Tornando al parcheggio ci prendiamo l'unica lavata di pioggia della vacanza, per fortuna sul camper riusciamo a risistemarci e asciugarci in tutta comodità.

Tappa successiva con passaggio radente al castello di Harburg e poi visita della città di Nordlingen, molto molto bella, racchiusa da mura che si possono percorrere tutto intorno, e con alcune case a traliccio tutte storte e irregolari davvero particolari.

Arriviamo quindi al camping di Dinkesbuhl, molto bello, immerso nel bosco e affacciato sul lago, dove i bimbi si scatenano nel parco giochi tutto in legno in riva al lago.

Il mattino seguente visitiamo la meravigliosa Dinkesbuhl, e su suggerimento degli zii tedeschi pranziamo alla Gasthof zum Goldenen Anker...tutti piatti locali davvero deliziosi, il top della cucina tipica tedesca, per soli 30 euro. Usciamo rimpinzati e soddisfattissimi.

Il pomeriggio visitiamo in tutta calma la splendida Rothenburg Ob Der Tauber, con le sue mura da percorrere internamente, ricca di deliziosi negozietti di decorazioni natalizie in legno e  tante carrozze con i cavalli per le strade. Finalmente ci gustiamo i dolci tipici del posto che tanto ci avevano incuriosito dalle vetrine di panifici e pasticcerie dei vari paesini bavaresi, le Schneeballen, delle palle di pasta fritta a vari gusti.

Bisogna sottolineare che rispetto al resto della Germania, queste pittoresche cittadine della Romantische Strasse sono rimaste così belle e intatte perchè non colpite dalle bombe della guerra, e hanno mantenuto il loro carattere fiabesco tanto da sembrare dei veri e propri villaggi degli elfi, curati nei minimi dettagli.
Mi innamoro dei fiori di rattan che decorano quasi tutte le finestre (qui hanno proprio la fregola della decorazione casalinga) e quindi ci fermiamo all'OBI a Feuchtwangen dove tutta felice compero un pò di decorazioni anche per casa mia, come a portarmi a casa un pò di Baviera.

Tappa successiva: una breve sosta a Weikersheim, dopodichè ci fermiamo per pernottare all'area di sosta - comodissima ed economica - Wohnmobilestellplatz a Bad Mergentheim. Si tratta delle famose aree di sosta tedesche che tutti i camperisti hanno nel cuore.  



Il mattino dopo portiamo i bambini entusiasti al Wild Park, un parco faunistico dove gli animali vivono in regime di semilibertà. Qui si possono vedere lupi, orsi bruni, volpi, lontre, procioni, orsetti lavatori veramente da vicino, ed osservarli mentre mangiano per mano degli operatori del parco. I bambini hanno potuto anche accarezzare i cerbiatti. 
Peccato che il pezzo forte rimanga la rana secca raccolta nel parcheggio (a forza di suppliche ricevute gli concediamo pure di portarsela a casa, bleah...)

Al parco ci gustiamo degli ottimi brezeln caldi spalmati di burro salato, apoteosi! Riusciamo a pranzare in camper nel parcheggio di un supermercato dove ho acquistato affettati, insalata di crauti e formaggi tedeschi, poi lasciamo lì il camper e visitiamo Bad Mergentheim. Ripartiamo e ci fermiamo per visitare troppo velocemente Tauberbischofsheim, perchè per la prima volta non abbiamo trovato un parcheggio "comodo" per il camper.

Si prosegue quindi verso Wurzburg dove al Media Markt FINALMENTE riusciamo ad acquistare il tanto anelato e prezioso navigatore satellitare, risultato indispensabile per il resto del viaggio. Verrà trattato a male parole con autoritarismo e ribattezzato "la schiava".

La sera troviamo sistemazione in un'area di sosta Wohnmobileplatz sul fiume (sotto la ferrovia) dove per 8 euro si può avere l'elettricità ma senza scarico delle acque nere e grigie, oltretutto non si può caricare acqua perchè i rubinetti sono privi di attacco. A 5 minuti di distanza dall'area di sosta si trova comunque una colonnina per carico/scarico acque.

Il mattino seguente visitiamo  Wurzburg (abbiamo trovato parcheggio in centro yeeee) più grande delle precedenti cittadine e un pò caotica ma comunque molto bella con il fiume che la fa da protagonista, e poi ci dirigiamo  a Bamberg.

Prima di visitare la città pranziamo comodamente in un parcheggio per i pullman e poi posteggiamo il camper vicino al centro, pronti per l'ennesima scarpinata.

Bellissima Bamberg con la pittoresca Rottmeisterhaus a ridosso dell'Alter Rathaus, l'imponente Dom e l'incantevole Klein Venedig, la piccola Venezia con le casette di pescatori sul fiume e le barchette parcheggiata davanti a casa.

Tappa successiva Nurnberg, dove ci fermiamo per la notte in un bel campeggio supertedesco nell'altissimo bosco, poco lontano dal centro...aaah i boschi di Norimberga...

Il giorno dopo ci dirigiamo a Dachau. La schiava satellitare ci fa sbagliare completamente strada (verrà opportunamente insultata, tranquilli) ma riusciamo ad arrivare e visitiamo il centro commemorativo KZ Gedenkstatte, con il campo di concentramento. Devo considerare che è stato molto "ammorbidito" dalla volta scorsa in cui l'avevo visitato, è stato rimosso quasi tutto il materiale che testimoniava più crudamente gli orrori del campo, e hanno reso più "patinato" anche il museo fotografico. Per non fomentare l'odio contro i tedeschi di oggi, dicheno.

Mangiamo in camper nel parcheggio e poi decidiamo di fare un giro all'Ikea fuori Monaco ma - sfiga numero 45 - la troviamo chiusa. Idem per altri ipermercati dove avremmo voluto fare spese: scopriamo che in Germania è un giorno di festa nazionale...che fortunati.
Facciamo quindi rotta su Munich, dove visitiamo subito il centro storico.

La sera inizia a piovere - che fascinosa la pioggia in camper! - e ci sistemiamo per la notte al camping Tierpark, altro stupendo campeggio sul fiume in mezzo a una vegetazione rigogliosa. La mattina portiamo i bambini al Munchener Tierpark Hellabrunn, il grandissimo zoo Di Monaco. Lo zoo è veramente uno spettacolo e i bimbi riescono a fare anche dei bei giri a cavallo.

Pranziamo al parcheggio dello zoo e poi ci spostiamo in centro a Monaco, dove lasciamo il camper in Zeppelin Strasse come il giorno prima e ci apprestiamo a visitare il Deutsches Museum.
Incredibile la ricostruzione sotterranea delle miniere, tanto realistica e meticolosa che vale da sola la visita al museo, ma bellissimi anche gli aerei, le navi e i sottomarini da visitare, e tutte le installazioni interattive da sperimentare.

Il pomeriggio tardi riproviamo con l'Ikea di Brunnthal, stavolta è aperta  e riusciamo a spenderci soldi in cavolate anche in Germania, perdizione internazionale. L'intenzione originaria era quella di prendere la golosa torta svedese Almondy Daim  per il 3° compleanno di Martino, sapendo che la adora e compiamo la missione.
La sera pernottiamo in sosta libera in un parcheggio vicino al lago e alla ferrovia a Starnberg, e durante la cena a bordo festeggiamo un originalissimo compleanno in camper, con candeline e apertura di regali!

Il mattino seguente ci dirigiamo ad Andechs, un monastero di monaci abbarbicato su una montagna, e nel caratteristico ristorantone gestito da loro mangiamo un enorme stinco, insalata di patate, crauti , brezel giganteschi e wurstel e beviamo la fantastica birra locale prodotta dai monaci birrai del kloster Andechs.

Il pomeriggio decidiamo di andare al Walchensee, dove trascorriamo un pomeriggio di totale relax, all'insegna di sole, altalena e piedi a mollo sul lago di montagna verde-azzurro, nel bellissimo campeggio. 

 La nostra piazzola si trova talmente tanto a strapiombo sul bordo del lago, che all'interno del camper dal vetro anteriore si vede solo l'acqua...la notte non riesco a dormire per timore di caderci dentro con tutto il camper!

Da annotare le nostre varie spese nei LIDL tedeschi, che qui non sono affatto dei discount ma i Supermercati per eccellenza, e oltre a comperarci il necessario per i nostri pranzi e le nostre cene in camper sempre più tedesche possibili, facciamo scorta di mangiarini tipici del posto che nei nostri LIDL italianizzati purtroppo non si trovano. 

Il giorno dopo è d'obbligo la tappa al bellissimo castello di Linderhof, in mezzo alle montagne (notevole la grotta artificiale di Ludwig con la barca) e a una vegetazione primaverile davvero rigogliosa, con fiori di campo variopinti da sembrare finti e vari laghetti con i cigni, dopodichè ci spostiamo a Oberammergau. Pranziamo al parcheggio e poi visitiamo la pittoresca cittadina, le cui case sono tutte dipinte esternamente in modo impeccabile, ognuna con una storia diversa da raccontare, davvero suggestiva. Street art coi controcazzi. Il centro pullula di negozietti irresistibili con oggettini in legno e decorazioni natalizie tedesche di ogni tipo....peccato che natale non sia alle porte. 



Anche se il programma era di passare l'ultima notte in un'area di sosta verso Innsbruck,  essendo domenica e trovando pochissimo traffico decidiamo di approfittarne per rientrare direttamente.

 La situazione più brutta di tutto il viaggio ci capita sulla tremenda discesa di Zirl, dove i freni del camper iniziano a fumare "profumatamente" costringendoci a mezz'ora di sosta per farli raffreddare a lato strada, nel terrore che altri mezzi con le gomme in crisi (ce n'erano parecchi ai lati della strada) potessero perdere il controllo e investirci. Felicissima di levare le tende...l'ultima cena camperistica la facciamo in un autogrill dopo Bolzano, e prima di mezzanotte siamo già a casa, tristi per aver concluso questa ennesima entusiasmante vacanza on the road di 10 giorni nella verde Germania...


Al prossimo viaggio!


(pictures by Spunci)