Il mondo è un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina.

sabato 6 luglio 2013

QUEBEC, Canada on the road


Ci troviamo in Vermont, USA, dopo una tranquilla nottata passata in una splendida capanna di legno nel bosco. La giornata inizia con una colazione in cabin a base di american pastry, hot chocolate, tea and coffee.
Si fa presto l'ora di lasciare la nostra capannina adorata e a malincuore (soprattutto i bambini) ci rimettiamo in macchina. Oggi si va in Canada



La Mavi scopre di aver perso il suo mp3,  toccherà comprarne un altro. A lei piace guardare i paesaggi dal finestrino finchè si ascolta la sua musica. Saliamo fino al confine con il Canada e ci facciamo sgridare dalla polizia di frontiera per aver tentato di scendere e fare una foto col cartello. Ad ogni modo ci spiegano il modo legale per farlo, e ovviamente non perdiamo occasione. Entrati in Quebec ci fermiamo al visitor center per prendere le mappe e farci dare informazioni.


L’impressione immediata appena entrati in Canada è quella di trovarsi di colpo in uno stato Europeo. Le strade, i segnali stradali, i negozi, i distributori… e soprattutto, la gente. Si vede e si sente subito che non sono gli Stati Uniti. Qui è tutto così normale, è un paesaggio a cui siamo già abituati. Non c’è allegria, non c’è in ogni cosa quel pizzico di pazzia e libertà che si avverte negli Usa. E la gente, uff… ci rimaniamo subito male, a partire dal casellante sul confine. Sono dei francesi venuti male. Manca quella straordinaria socievolezza ed estroversione degli americani. Anche la lingua è tremenda, un miscuglio incomprensibile di inglese e francese. O meglio, parlano un inglese imbastardito col francese oppure un francese imbastardito con l’inglese.
Un’altra cosa che salta subito all’occhio è che come gli europei, i quebecois non sono ligi ai limiti di velocità. Hanno uno stile di guida simile al nostro, ansiogeno. Superano, corrono, frenano, sfanalano. Non c’è quella sensazione di flusso monocorde che trovi sulle strade americane, dove ognuno imposta la stessa velocità sul cruise control, stacchi i piedi dai pedali e ti ritrovi le stesse auto davanti e dietro per ore… easygoing.

Il paesaggio canadese in questa zona è bello ma assolutamente monotono: una distesa di boschi verdi ai lati e la strada immensa al centro che non finisce mai. L’allerta su cervi ed alci che possono attraversare all’improvviso è costante e infatti ci capita di vedere qualche povera carcassa a terra.


Proseguiamo verso nord in direzione di Quebec City, e il traffico si fa sempre più insopportabile. Nei pressi della città ci sono code interminabili, dovute a lavori in corso per il rifacimento della viabilità autostradale. E di conseguenza un sacco di deviazioni, per cui il nostro tomtom diventa inutilizzabile. Tornate indietro quando potete. Fate inversione a U.Sì, ciao. Finalmente riusciamo a raggiungere il centro storico di Quebec City e a parcheggiare nei pressi del Palais de Justice. 


  

La città vecchia è costruita su una grande collina, quindi dal parcheggio dobbiamo fare un po’ di strada in salita a piedi.

Raggiunta la sommità, affamati come lupi,  ci infiliamo da Chez Ashton per assaggiare la famosa poutine, un piatto caldo tipico di qui a base di patate fritte affogate in salsa gravy (sugo di carne di vitello) con pezzi formaggio cagliato, un po’ gommoso. Bisogna dire che nonostante l’aspetto e l’idea di che cos’è ci lasci un po’ perplessi, è buonissima. Con la panza piena facciamo un bel giro della città, la più antica del nordamerica, un gioiello di particolare bellezza. 

  

All'interno della città vecchia sorge la bella cattedrale di Notre Dame de Québec. La città alta è collegata da stradine ripide, da scalinate e da una funicolare alla città bassa, che sorge sulle rive del San Lorenzo. Rue du Petit Champlain è la strada più stretta dell'America settentrionale



L'edificio più famoso è lo Chateau Frontenac, un hotel con un'architettura fiabesca che si impone sulla terrasse Dufferin, un viale pedonale  sulle mura della da cui si ha una vista spettacolare sul sottostante San Lorenzo. Percorrendo la terrasse Dufferin si giunge alla Citadelle, una fortificazione che domina la città. 




I negozi, gli edifici e le piccole vie di Quebec sono di una bellezza incredibile. 
Dopo aver visitato la città alta scendiamo alla città bassa dalla parte del fiume e poi da lì raggiungiamo di nuovo l’auto.

Quebec City è situata sulla punta di un fiordo nelle cui acque si possono avvistare le balene. Avremmo potuto prenotare una navigazione fino a Tadoussac per fare whale watching ma i tempi sono troppo stretti e il risultato non garantito, quindi a malincuore rinunciamo a questa esperienza. 


Ci è rimasto un po’ di tempo per visitare le Cascate di Montmorency, che superano per 20 m. di altezza quelle di Niagara. Passare sul ponte sospeso sopra le cascate è impressionante, perchè passa esattamente sul burrone da cui si può ammirare il salto del fiume Montmorency che si getta nel San Lorenzo.
 
 

 Dopo un giro nel Parc de la Chute Montmorency, e dopo aver utilizzato in tempo propizio il bagno dell’hotel/ristorante annesso, lasciamo Quebec per dirigerci verso Montreal. Prima però ci fermiamo per la notte nell’hotel che reputo il peggiore della vacanza, il Luxembourg , dove siamo costretti anche a a farci cambiare la camera irrespirabile. Per fortuna il gestore cinese gentile ci viene incontro. Esausti dopo l’intensa giornata, ceniamo in camera, io con oatmeal, i bimbi con i loro adorati macaroni e Claudio col riso al pomodoro di ieri. 


Il giorno seguente, dopo aver fatto colazione in camera, prendiamo la strada 138 verso Trois Rivière. Claudio si era informato sulle cabanes a sucre del luogo, ma  essendoci prenotazione obbligatoria limitata avevamo deciso di lasciar perdere. Sulla strada passiamo accanto alla cabane a sucre Chez Dany e io insisto per scendere dall’auto e scattare un paio di foto.

 Presi dalla curiosità proviamo ad entrare per vedere come sono queste capanne storiche dove si fabbrica lo sciroppo d’acero canadese, e il proprietario, Dany per l’appunto, ci invita a fermarci per una merenda a base di crepes (grossi pancakes canadesi) con lo sciroppo d’acero prodotto da loro e caffè lungo. Assistiamo anche a un tour guidato della capanna dove ci spiegano come producono lo sciroppo d’acero che noi tanto adoriamo. La caffetteria è stupenda, tutta in legno con grandi tavolate coperte da tovaglie a quadrettini bianchi e rossi, davvero invitante. 


E le crepes allo sciroppo, beh divine… dobbiamo ammettere che quello non è lo sciroppo d’acero a cui siamo abituati  ma qualcosa di molto più sopraffino. Come ricordo prendo un piccolo portachiavi con l’alce canadese, il più carino che ho trovato in giro.



La strada verso Montreal è infinita, non si arriva mai… troviamo un sacco di traffico, detour di ogni tipo, e il tomtom che a ogni deviazione ci manda in tanta malora. Finalmente raggiungiamo il Vieux Port de Montreal dove si trovano i grandi parcheggi.


 
 Poi ci inoltriamo nella città che è il centro culturalmente più attivo del Québec, e ce ne rendiamo conto subito per via dei grandi cinema, teatri, musei, gallerie, festival musicali, artisti di strada…e la cosa che più ci colpisce da subito, la street art, ovvero l’ingente presenza di murales strepitosi su tantissimi edifici, che raccontano vere e proprie storie visionarie dai colori vivaci.



 La cosa che più ci stupisce è che le autorità cittadine rispettano questa pulsione creativa (esistono veri e proprio cantieri per la realizzazione dei murales) e il risultato è di una bellezza infinita. Montreal è una vera e propria galleria d’arte a cielo aperto. 

 

A differenza di Quebec City, è una metropoli supermoderna piena di grattacieli e edifici futuristici. Imponente. 
 Ci rendiamo conto che in questo periodo il Canada è invaso da festival musicali di ogni tipo, con installazioni per concerti dal vivo in ogni dove. Qui a Montreal l’evento si chiama Francofolies.


Visitiamo anche la chinatown di Montreal, e ad ogni angolo si vedono artisti di strada che suonano o cantano. Scopriamo anche che nel sottosuolo c’è un’altra città, fatta di una rete di gallerie commerciali che si susseguono, collegate con varie entrate ai grattacieli soprastanti. 


 Quando le temperature invernali si fanno proibitive, ci si può rifugiare in questa incredibile Montreal sotterranea per fare shopping. Ma noi ci facciamo un giro anche se è estate e da Footlocker compriamo delle Converse particolari per me e per Mavi. Le mie tassativamente nei colori del Canada.
 

Dopo aver acquistato gli immancabili magnetini, decidiamo di andare a mangiare da Schwartz, dove preparano i fenomenali montreal-style smoked meat sandwiches
 

Impieghiamo un tempo infinito a trovare parcheggio, e altrettanto ce ne vuole per interpretare i cartelli che regolano i divieti e gli orari di sosta: è quasi impossibile non sbagliare. Non desistiamo e ce la facciamo. Prendiamo i panini e torniamo alla macchina per mangiarli lì… ci accorgiamo che il commesso oltre ai nostri panini ci ha consegnato un sacchetto di un cliente precedente. Esaminiamo il contenuto: una vaschetta enorme di cole slaw e un barattolo gigante di cornichons affumicati. Che faranno la storia.


Claudio è distrutto dal mal di gola, non sta MAI male e ovviamente deve capitargli in Canada. Salutiamo Montreal e raggiungiamo il motel Rideau per la notte, sulla riva del fiume. Ancora sazi ci accontentiamo di cenare in camera con della frutta e dei panini al burro.

15 giugno, oggi si parte per Montebello. Dopo una copiosa colazione in camera ci mettiamo in cammino e come al solito ci imbattiamo nel primo detour della giornata che ci costringe a fare una strada diversa da quella programmata. Si tratta di una via  secondaria dove perlomeno riusciamo ad ammirare una sfilza pittoresca di casette in Canadà.  

 La nostra destinazione è il Parc Omega, una riserva naturale dove si possono incontrare da vicino gli animali tipici del paese, in regime di semilibertà. Ma quando stiamo per avvicinarci al traguardo, poco prima di entrare a Montebello, ci troviamo inspiegabilmente incolonnati in un traffico allucinante. Ben presto capiamo il motivo: compaiono i cartelli dell’Amnesia RockFest 2013, dove suonano cantanti e gruppi del calibro di Marylin Manson, Offsprings, Rise Against, Deftones, Alice Cooper, Korn, Lamb of God, Killswitch Engage, Anthrax, Kataklysm. Oh my f… god, roba che piace a me, vorrei scendere e vedere loro, non gli animali! 


Ci troviamo nel mezzo del casino, siamo circondati da un’orda di metallari e punk della peggior specie (fighissimi!!!) accampati con le tende in ogni angolo possibile, compresi giardini e verande delle case, con gli autoctoni che noleggiano abusivamente metri quadri campeggiabili delle loro proprietà e mettono i figli fuori dalla porta a vendere bottiglie d’acqua. Siamo completamente stuck in the mess, non ci si muove… gente con creste multicolori in mutande, gente vestita solo di tatuaggi che si lava i denti, gente con più piercing di un puntaspilli che dorme ovunque, macchine, camper e furgoni parcheggiati senza il minimo criterio. 
 
Riusciamo non so come a venirne fuori dopo una coda interminabile, e scopriamo che il nostro parco stava solo a pochi minuti di distanza dall’ipocentro.

Appena varcata la soglia del Parc Omega (in macchina) veniamo assaliti da una serie infinita di cervi affamati, uno dopo l’altro, che infilano il musone dentro i finestrini sbavando copiosamente sugli interni, alla ricerca di qualcosa da mangiare. 


Carini però, specie quelli con le corna pelosette, morbidissime. Alcuni di loro oltre alla questua alimentare avevano anche uno smisurato bisogno di affetto ed elemosinavano grattini. Si avvicinano anche i cinghialetti e alcuni cerbiattini.


 Non vi descrivo l’entusiasmo dei bambini in questa situazione di assalto alla carovana in stile Disney.
In compenso la macchina ne esce totalmente ricoperta di bava di cervo, dentro e fuori, come pure i nostri abiti e i miei capelli (ciucciati a tradimento da un cervone sbucato da dietro). 





Trascorriamo qualche ora nel parco, guidando tra le varie aree, in mezzo a bisonti, cervi, orsi bruni e lupi. Bellissima esperienza per far stemperare ai bambini lo stress del viaggio.
Vi lascio il link al parco per farvi un’idea: http://parcomega.ca/fr
  





Lasciamo il Quebec per entrare in Ontario, il nostro on the road canadese prosegue qui:

ONTARIO on the road

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