Il mondo è un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina.

venerdì 5 luglio 2013

ONTARIO, Canada on the road



Lasciato Montebello è tempo di fare rotta su Ottawa, la capitale federale del Canada. Lasciamo quindi il Quebec ed entriamo in Ontario

Questa regione è decisamente meno francese e più statunitense, anche se essendo vicina al confine Ottawa rimane una città bilingue. Entriamo in città e visitiamo subito la Little Italy del posto, sentendoci quasi in imbarazzo per la quantità di simboli maccheronicamente italici che strabordano in ogni dove, mentre sulle strade è tutto un pullulare di Fiat (soprattutto 500) più o meno d’epoca. 



Pranziamo da Zydeco con il pulled pork sandwich, un panino alla carne assolutamente sublime conosciuto tramite Man V Food grazie al nostro guru alimentare Adam Richman. Ok, lo ammettiamo, stiamo seguendo i suoi consigli per scovare i panini più ignoranti del nordamerica.


 Lasciata Little Italy ci spostiamo al centro di Ottawa, quasi deserta, e parcheggiamo in mezzo ai grattacieli. Questa metropoli è davvero imponente, sullo stile di New York ma con molta meno personalità. 




Prendiamo un caffè caldo da Starbucks, e poi ci facciamo un bel giro turistico a piedi dei luoghi più interessanti.




  Bellissimo il Parliament Hill,  la collina panoramica che si erge sul fiume Ottawa dove sorgono i bellissimi edifici del parlamento canadese dai tetti turchesi, suddivisi in blocchi. 





  Fuori dalla National Gallery di Ottawa accarezziamo il Maman, l’enorme scultura a forma di ragno di Bourgeois, un’ode alle madri, opera d’impatto. 

 
Per ultimo visitiamo il ByWard Market, la zona commerciale caratteristica del posto, pullulante di gente. 



 
Anche qui la città è sotto l'assedio di un grande festival musicale, e per noi risulta fastidiosamente transennata. 

 
Desistiamo e raggiungiamo quindi il nostro hotel, o meglio, abbiamo prenotato un appartamento nel residence dell’università di Ottawa con due camere cucina e bagno, l’alloggio più confortevole della vacanza insieme alla capanna nel Vermont. Abbiamo grandi vetrate che si affacciano sul parco, e si scorgono una miriade di piccoli scoiattolini che scorazzano sul prato e sugli alberi. Ceniamo cucinandoci comodamente dei noodles ai gamberi, e poi si va a letto.


Il mattino dopo possiamo fare colazione nella breakfast room del residence, con bagel al burro e pane tostato… dopo un inizio col botto proviamo a virare su cibi meno impegnativi.

Si parte in direzione Toronto, ma prima facciamo tappa al Walmart di Belleville. Io non resisto ad acquistare degli invitanti muffin al cioccolato che ci spazzoliamo nel parcheggio col succo di mela. Avevamo appena detto di voler virare su cibi meno pesanti… niente da fare, dai, qui non è possibile. 


 Arriviamo a Toronto (T-rono!) e riusciamo a parcheggiare gratis vicino a una scuola, fortunatamente è domenica. La giornata è bella e soleggiata, dobbiamo ammettere di aver avuto una fortuna sfacciata con il tempo e il clima: qui è un susseguirsi di splendide giornate. Se avessimo deciso per il giro antiorario saremmo stati terribilmente sfortunati considerando che Pennsylavnia, Massachussetts e stati limitrofi sono sotto una pioggia battente e c’è allerta esondazioni e allagamenti un po’ dappertutto. Speriamo che il tempo si sistemi quando arriveremo da quelle parti, intanto ci godiamo questo bel caldino.
 


 Partiamo per il nostro giro a piedi della città, forse la più simile a New York tra tutte quelle che abbiamo visto anche se nessuna può eguagliare il fascino inconfondibile della “mia” adorata Manhattan.





 Anche Toronto come Montreal è divisa in due: c’è la città a cielo aperto e la città sotterranea (The Path), che si estende tra gallerie, negozi e servizi di ogni tipo, per far fronte al freddo dell’inverno che raggiunge anche i -25 gradi. Il festival della musica riempie le strade finchè passeggiamo tra gli immensi grattacieli della downtown, come la torre First Canadian Place




Visitiamo l’Eaton Center, Brookfield Place, e arriviamo fino alla Time Square di Toronto, la Yonge-Dundas Square.




 
 Qui entro all’Hard Rock Cafè per acquistare la t-shirt che ormai faccio mia in tutte le città che mi stanno simpatiche. Pranziamo tardissimo da Burger King, di meglio non si trova per le vie del centro e il big whopper è sempre bontà assicurata. I bambini si mettono a caccia dei braccialetti fosforescenti di moda in questi tempi, ce ne sono un po’ ovunque per terra, residui delle serate musicali e dei bagordi notturni.

 
 
 Girando per Toronto si intravede tra i palazzi l’altissima Tour CN, la torre autoportante  per le telecomunicazioni alta 553 mt., simbolo indiscusso di questa bella città.

Decidiamo di salirci sopra per godere del panorama di Toronto dall’alto. Parcheggiamo lì vicino in un parking sotterraneo e poi un po’ emozionati prendiamo i biglietti per salire in cima.


  Sotto la torre c’è lo Sky Dome, lo stadio di baseball di Toronto. Per salire sulla torre si utilizzano due ascensori con vetrate sull’esterno che raggiungono il disco panoramico a 400 mt. in pochi secondi, emozionanti. Una volta saliti si può camminare all'interno e all'esterno del disco visitabile e osservare il paesaggio a 360°. 

 
C’è anche un costosissimo ristorante girevole. Nel piano più basso del disco ci sono porzioni di pavimento in vetro molto spesso, il Glass Floor, su cui si può camminare osservando i 400 mt. di vuoto sotto i proprio piedi… è impressionante. Un incubo per chi soffre di vertigini. 



Dopo esserci goduti questa esperienza sulla CN Tower, scendiamo e andiamo a visitare il Distillery Quarter di Toronto, nel frattempo si fa sera e la metropoli si accende facendosi ancora più affascinante, mentre la CN Tower si illumina di vari colori. A malincuore dobbiamo raggiungere il nostro hotel fuori città. 




Finalmente riesco a fare la lavatrice e l’asciugatrice per recuperare un po’ di abiti e in lavanderia faccio conoscenza con una coppia di italiani di Bergamo. Una cosa particolare di questi viaggi è che i connazionali si incontrano di rado, quindi fa piacere di tanto in tanto riconoscerne qualcuno… dopo essersi parlati per un quarto d’ora in inglese ovviamente!

I bambini cenano con gli spaghetti al pomodoro in scatola della Heinz (che icono essere ottimi!) e noi con il Clam Chowder in scatola della Great value, niente male. Si va a letto…domani Niagara!

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