Il mondo è un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina.

mercoledì 3 luglio 2013

NEW JERSEY, NEW YORK, CONNECTICUT e RHODE ISLAND on the road



Ci troviamo in New Jersey, dopo aver visitato la splendida Philadelphia in Pennsylvania.
Dopo una copiosa colazione in hotel a base di bagel al burro salato si parte alla volta di Atlantic City, la Las Vegas atlantica.

Ci tengo a vederla anche perchè sono appassionata di serie tv e Boardwalk Empire è ambientato  proprio in questa stranissima città. Atlantic City si snoda lungo la costa e si riconosce da lontano per gli enormi hotel di lusso, i casino e i centri commerciali. Come prima cosa facciamo tappa a vedere Lucy, The Margate Elephant. Si tratta di un edificio a forma di grosso elefante che risale al 1881, ed è un simbolo storico di qui. Venne utilizzato come taverna, ristorante e sede di uffici nel corso del tempo, oggi è ristrutturato ed è una bizzarra attrazione turistica.


Ci spostiamo verso il mare e parcheggiamo alle spalle del Boardwalk in un grande parcheggio, giusto in prossimità del Pier centrale. Di qui iniziamo a passeggiare sul grande boardwalk di legno prima verso sinistra e poi verso destra.
L'architettura è simile a quella di Las Vegas...pura pazzia americana. Penso che le foto descrivano meglio di qualsiasi parola. 







Pranziamo con dei brezel caldi buonissimi e la coca per un paio di dollari, e li mangiamo visitando i var negozi e bazaar che si moltiplicano uno dietro l'altro. Il Boardwalk è pedonale ma è diviso in tre fasce da delle righe per terra. La fascia centrale va lasciata libera per il transito dei risciò trainati da persone. Parecchia gente ne fa uso per spostarsi avanti e indietro sulla lunga distanza del lungomare. La fascia destra e sinistra sono libere per chi passeggia.








Tra i vari negozi supersonici come il Rainforest Cafè (che fa sempre impazzire i bambini) o i megastore di dolciumi, abbiamo modo di vedere una gara mondiale di sculture di sabbia sulla spiaggia. 




Dopo aver camminato tantissimo sullo sconfinato Boardwalk facciamo ritorno alla macchina e andiamo a vedere il grande faro di Atlantic City, che giace ormai nell'entroterra.
 

 Si è fatto tempo di mangiare qualcosa di seri e puntiamo alla White House Subs, un locale tipico di qui dove ordiniamo dei cheese steaks e dei subs con capicolla, provolone, e salami. Il panino più grosso che abbia mai affrontato, e infatti per la prima volta dopo la poutine canadese non riesco ad andarne in fondo.




Pieni da scoppiare ci rimettiamo in auto verso Jersey City. Impressionante la skyline di Manhattan che si staglia già all'orizzonte, e l'Empire State Building che fa capolino in fondo all'autostrada. Ho un brivido nella schiena... è la mia città preferita.
 Facciamo anche una tappa caffè e wifi da Donkin Donuts.





Qualche giorno fa è venuto a mancare il grande James Gandolfini, il fu Tony Soprano della grandissima serie tv "The Sopranos", altra mia passione. Voglio andare a rendergli omaggio visitando Holsten's, il locale dove venne girata l'epica scena finale della serie, a Bloomfield, in NJ. Commovente vedere il locale stracolmo di gente e il tavolo che venne occupato dai Sopranos vuoto, con un mazzo di fiori sopra.
Ci avviciniamo a Jersey City dove abbiamo prenotato un motel per un paio di notti, e lo raggiungiamo nel tardo pomeriggio. I bambini premono per passare la serata a Manhattan che non dista molto da lì, ma noi siamo distrutti e preferiamo approfittarne un po' per riposare.





 Il giorno seguente, dopo aver valutato se utilizzare il bus, decidiamo di raggiungere Manhattan in macchina.
Come prima cosa vogliamo vedere il Memorial dell'11 settembre che non era ancora completo e visitabile l'ultima volta che siamo stati qui nel 2010.

Cerchiamo parcheggio e ci sembra di avere fortuna perchè ne troviamo uno senza problemi dalle parti del World Trade Center.


Facciamo subito un giro per avere accesso al Memorial (i posti sono limitati) e doniamo 20$ per i parenti delle vittime, in cambio ci danno un braccialettino evocativo e i biglietti per accedere.

Rinunciamo a vedere il Museo dell'11 settembre che avrei tanto voluto visitare perchè  piuttosto costoso e ci pareva di aver speso già troppo. Ci mettiamo in coda per vedere il memorial di Ground Zero.
Le misure di sicurezza a cui veniamo sottoposti sono estreme e a Claudio viene confiscato il suo amato opinel. Per fortuna ci lasciano un bigliettino per recuperarlo a fine visita al visitor's center.
L'immensa Freedom Tower è praticamente finita, il pennone è stato posizionato e la torre ha già assunto il suo aspetto definitivo, anche se verrà aperta al pubblico solo nel 2015. Anche la torre più piccola è in via di completamento.
Finalmente arriviamo a Ground Zero. L'impatto davanti alle fontane è notevole. Sono due profondi buchi quadrati nel terreno, posti rispettivamente laddove si trovavano le basi della torre nord e della torre sud. 


 
L'acqua scorre verso il basso in un buco di cui non si vede il fondo.
La sensazione è proprio quella di un tragico destino che ha risucchiato la vita di tantissime persone in quel terribile giorno. Sui parapetti delle fontane sono incisi i nomi delle vittime di ciascuna torre. Sono innumerevoli. Come al memoriale del Pentagono anche qui si respira il dolore e la tragedia che si è consumata come se il tempo non fosse passato.
 

 Usciamo dal memoriale e andiamo a recuperare l'opinel da tutt'altra parte rispetto a dove ci era stato confiscato. Eppure tutto funziona perfettamente come sempre, del resto siamo negli USA. 




Ci dedichiamo un po' allo shopping, dato che vicino al World Trade Center c'è il negozio più interessante di New York, il 21th Century. Si tratta di grandi magazzini che occupano una serie di palazzi collegati tra loro, e tra le varie cose si trova abbigliamento di marche costosissime a prezzi stracciati. Noi abbiamo il tempo solo di cercare delle scarpe per Martino, e troviamo un paio di Adidas gialle un po' truzze a un prezzo ridicolo. 



 Torniamo alla macchina e troviamo la sorpresa più sgradita della vacanza: una simpatica multa di 115 dollari. Tutta la nostra attenzione a rispettare i cartelli, e non abbiamo abbassato lo sguardo per renderci conto che in parte all'auto c'era un piccolo, caro, cazzutissimo idrante. "0 feet from hydrant", fuck. A ground zero poi, neanche a dire.
Tristi e addolorati per la spesa inaspettata, ci dirigiamo in auto verso il centro. Siamo l'unica macchina a spostarsi in mezzo a una miriade di taxi gialli che guidano scriteriati, starnazzano e ti fanno sentire un intruso. 




Saliamo fino a Central Park e lo costeggiamo sul lato destro in cerca di parcheggio...ed inaspettatamente lo troviamo. Dopo aver perso un quarto d'ora per essere sicuri di non venire mazziati di nuovo, abbandoniamo il mezzo e ci spostiamo a piedi verso sud. Facciamo una capatina da Starbucks per un frappuccino ristoratore e poi rotta su Fao Schwartz.

 
I bambini si divertono non poco in questo bellissimo negozio di giocattoli: i plush toys più belli del mondo sono Fao. Poi scendiamo all'Apple Store lì vicino e mi accorgo di non avere più il cellulare. Nel dubbio di averlo perso, aspetto seduta nell'Apple Store Territorio Nemico finchè i bambini giocano con i vari iDispositivi e Claudio torna alla macchina...e per fortuna recupera il mio SAMSUNG GALAXY dimenticato nel portaoggetti.

 
 Il nostro giro a New York procede e passeggiamo fino a Time Square, con visite obbligate all'M&M's Store, Hard Rock Cafè (finalmente ho preso la maglietta che avevo scordato la volta scorsa! pfiuuu) e al Toys'r'Us. 


Si è fatta na certa e per pranzo torniamo in quel bel MacDo enorme molto underground vicino al Madame Tussaud's (dove la Mavi incontra il suo idolo Justin Timberlake, un po' rigido...sembrava quasi di cera). Prendiamo l'insalatona Caesar e i nuggets. Poi tutta felice e entusiasta di andare all'HBO Store per prendermi la maglietta del Merlotte's....lo trovo chiuso per un pelo e mi dispero. Ma che sfiga, ci tenevo tanto.



Torniamo a piedi fino all'Apple Store, facendo tappa in vari negozietti per prendere qualche ny-regalino. I bimbi sono molto stanchi per il troppo camminare e quindi Claudio va a recuperare l'auto da solo, finchè io e figli lo aspettiamo seduti tra i grattacieli a farci foto idiote.
 


 Tornati on the road decidiamo di andare a vedere una cosa che ci manca, la High Line, uno spazio verde lineare ricavato al posto di una ferrovia sopraelevata in disuso, davvero un'idea geniale.

 
 Meno geniale la scelta di parcheggiare nel quartiere più gay e trasgressivo di Manhattan, dove Claudio deve seriamente guardarsi le spalle.


 Si sta facendo sera e lasciamo la grande grandissima mela per tornare in New Jersey...nell'allontanarci le luci del tramonto ci regalano dei paesaggi sulla skyline assolutamente indimenticabili.


 Torniamo all'hotel di Jersey City e ceniamo con macaroni, spezzatino di bue in scatola (non commentate) e patate.


Il giorno seguente è ancora una splendida giornata e andiamo a Hoboken per fare colazione da Carlo's, la pasticceria più famosa della tv, quella di Buddy, il Boss delle Torte.


Davanti alla pasticceria Mavi riconosce la mamma di Buddy con la sla in carrozzina, purtroppo non incontreremo nessun altro membro dello staff/famiglia. Rimane comunque un'esperienza emozionante entrare nel negozio visto tante volte in tv, brandizzato Cake Boss in ogni dove, con le foto di Buddy e i gadget... e ordinare gli splendidi dolci in vetrina. 


Io devo assolutamente provare la NY cheesecake, che si rivela in effetti la migliore mai assaggiata. Ci gustiamo i dolci in un parco in riva all'Hudson a Hoboken, ammirando la skyline di Manahattan di fronte da un nuovo punto di vista.



Dopo l'originale colazione ci fermiamo a gonfiare una gomma da Sunoco e poi procediamo verso un Walmart. Facciamo spesa di abbigliamento, farmaci e bigiotteria (su queste tre cose Walmart è imbattibile!). Io qui trovo sempre al primo colpo i jeans perfetti per me, forse perchè tagliati sul fisico delle donne di colore che riprendono molto le mie fattezze.


Ci rimettiamo in viaggio verso New Haven, Connecticut. Claudio vuole pranzare alla famosissma pizzeria di Frank Pepe per provare la pizza bianca con le vongole. Non vi dico la delusione nel trovare il cartello "No clams white" sulla porta, stessa disperazione mia davanti all'HBO Store chiuso.Vabbè, ci fermiamo comunque per mangiare la pizza rossa, e rimaniamo decisamente soddisfatti. Anche qui sanno fare una pizza più che degna di tale nome, le origini italiane di Frank Pepe non mentono! Da annotare le caraffe di Coca Cola sui tavoli.

 
 Rifocillati, dopo un giro a New haven ci dirigiamo verso Rhode Island e visitiamo Newport.



Facciamo un giro sull'Ocean drive, una strada panoramica che percorre la costa frastagliata in mezzo al verde e a ville da panico. Ricchezza sfrenata anche qui, tanto per cambiare. Anche questa giornata volge al termine e ci spostiamo verso il nostro hotel a Middletown, l'Ambassador Inn & Suites. I bimbi riescono a godere di qualche bagno nella piscina dell'hotel e poi si cena col riso pomodoro e fagioli piccante.


Il mattino facciamo una bella colazione in motel e poi partiamo per Cape Cod, nello stato del Massachusetts. Si tratta di una penisola molto stretta fatta ad uncino, la prima cosa che abbiamo visto dall'aereo in fase di discesa prima di atterrare a Boston. Fa impressione pensare di esserci arrivati in auto adesso dopo tanto viaggiare. Cape Cod ospita i fari più antichi degli Stati Uniti, ed è qui che i primi pellegrini sbarcarono l'11 novembre 1620 dove oggi sorge la cittadina di Provincetown, facendone uno dei primi insediamenti inglesi in nordamerica. i fermiamo per la scenic view del Cape Cod Canal, e già si è fatta ora di pranzo e siamo impazienti di pranzare da Arnold's, il locale più rinomato di Cape Cod per il pesce fresco.
 


 Mangiamo fried clam strips, fried shrimps, cole slaw, anelli di cipolla fritti e lobster rolls... vongole e gamberi fritti panini con l'astice e insalata di cavolo.



Non si può descrivere quanto buono è il fritto di pesce da queste parti. Anche i bambini sono estasiati. Dopo pranzo prendiamo dei gelati soft al caffè e pecan butter che ci vengono serviti in coppette di plastica a forma di cappellini da baseball della squadra preferita, che idea carina! ovviamente le abbiamo conservate.


Saliamo verso Provincetown e ci fermiamo al faro più bello di Cape Cod, l'Highland Light di North Truro, dove passeggiamo verso il mare su un sentiero bellissimo.



 Percorriamo poi tutta la penisola in auto facendo soste nelle varie rest area delle national seashores e qualche passeggiata sui percorsi storici, come lo Small's swamp trail di Truro che conduce alla Pilgrims Spring, la prima fonte d'acqua dolce dove si abbeverarono i pellegrini appena sbarcati qui.





Non c'è praticamente nessuno da queste parti e i sentieri sono piuttosto selvaggi in mezzo al verde dei boschi, con il mare all'orizzonte. Il panorama è stupendo. Dopo questa bella parentesi naturalistica raggiungiamo Provincetown.



  La cittadina è deliziosa, la vista sull'oceano incantevole. Per la prima volta abbiamo problemi con la prenotazione della stanza al nostro motel non pervenuta tramite Booking.com, ma fortunatamente si risolve tutto senza complicazioni.




Abbiamo ancora tutto il pomeriggio davanti e andiamo a vedere Long Point, Herring Cove Beach, e Race Point Beach.

 
Ci fermiamo al West End Breakwater, un lunghissimo "ponte" composto da enormi massi, che raggiunge il faro Wood End Light quando c'è bassa marea.
 



 Riusciamo a percorrerlo tutto, io in infradito ho qualche difficoltà perchè i massi sono scoscesi e a volte bisogna saltare tra uno e l'altro. Ma si rivela una bellissima avventura e i bimbi si divertono tantissimo. Il paesaggio intorno è incredibile, distese di lingue di mare, di roccia e di prato, a perdita d'occhio.



Dopo l'entusiasmanete pomeriggio rientriamo in hotel e ceniamo con del couscous al parmigiano....poi è giunto il momento di chiudere definitivamente le valigie, domani è previsto il volo di rientro. Ma non prima di un'ultimo giro a Boston.

Il mattino ci svegliamo e andiamo a fare colazione da Donkin Donuts. Vi dico solo che la domanda "Hot or iced?" ci mette in crisi, dopo tre settimane in territorio americanofono, roba da uccidersi. Forse perchè non ti aspetti che loro si aspettino che potresti volere un thè ghiacciato alle 7 del mattino.
Invece per gli americani riempirsi lo stomaco di ghiaccio per i tre quarti della capienza appena svegli dopo l'alba pare sia cosa normalissima.

 
Facciamo tappa a Plymouth per vedere la Mayflower 2 ma ci dicono che è in riparazione e quindi non riusciamo a vederla. Facciamo un giretto nella cittadina famosa per essere stato il punto di attracco della Mayflower, l'imbarcazione che portò i primi Padri pellegrini fondatori delle colonie americane.


Partiamo per Boston e indovinate? per la prima volta dopo un'incredibile successione di giornate di sole, inizia a piovere. Succede ogni anno, il giorno in cui partiamo: ormai è un marchio di fabbrica.


Ci facciamo un giro di Boston in auto e la troviamo trafficatissima, per fortuna ce la siamo già gustata pienamente il nostro primo giorno qui.



Ci fermiamo a pranzare da Burger King, e poi andiamo alla Thrifty per riconsegnare l'auto. Salutiamo la nostra Jeep bianca e prendiamo lo shuttle per l'aeroporto.

Tutto fila liscio stavolta nel volo di ritorno, stiamo tutti bene, troppo bene, arricchiti e appagati da questa ennesima avventura in terra nordamericana.
E sappiamo, con certezza, che non ne avremo mai abbastanza.
 


Grazie per aver letto questo diario!
al prossimo viaggio...

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