Il mondo è un libro e chi non viaggia ne conosce solo una pagina.

domenica 9 settembre 2012

EVERGLADES N.P., Florida on the Road




Dopo una colazione in hotel all’aperto tra le palme nel nostro hotel di Key Largo, partiamo per le Everglades.
La giornata è splendida e in tarda mattinata raggiungiamo l’entrata principale. Decidiamo di farci dare qualche dritta al visitor center Ernest F. Coe: un ranger gentile ci dà indicazioni sui percorsi migliori da fare.

 
 Iniziamo con i percorsi di Royal Palm, l’Anhinga Trail e il Gumbo Limbo Trail.
Il parcheggio è assediato da grossi avvoltoi che incutono un po’ di timore, specie dopo che i cartelli hanno ben chiarito il pericolo di danni alle macchine per via dei simpatici uccelletti.

L'Anhinga Trail è un percorso davvero bello che si snoda su pontili in legno tra le paludi ricche di animali. Dovrebbe essere il più popolato dagli alligatori ma ci arriviamo a mezzogiorno quando fa ormai troppo caldo, e come ci ha detto il ranger in queste ore i bestioni cercano frescura adagiandosi sul fondo, sott’acqua.



  Sul percorso giochiamo coi bambini a chi avvista per primo uno strano animaletto, e vediamo aironi, cardinali, tartarughe, pesci, insetti stranissimi…



 
Ad un tratto una americana occhio-di-falco ci aiuta a individuare un grosso alligatore che dorme sotto il pelo dell’acqua proprio sotto di noi, con soltanto il naso fuori. Non so come l’abbia notato, era totalmente mimetizzato tra la vegetazione. Martino ha l'ottima idea suicida di lanciargli un sasso per svegliarlo, azione da noi tempestivamente soppressa.


 Il Gumbo Limbo Trail si snoda tra la vegetazione della foresta, dove il sole fatica a penetrare e le zanzare festeggiano alla grande, ripieghiamo sul parcheggio, ed evitando i simpatici avvoltoi che ci sibilano con le ali aperte,decidiamo di cambiare location.
Risaliamo in macchina e attraversiamo Long Pine Key, sembra di essere nella savana dell’Africa.
 Arriviamo al percorso di Pa-hay-okee, molto suggestivo: si attraversa una palude giallastra con delle mangrovie e poi ci si insinua in una foresta verdeggiante, sempre sulle passerelle in legno.
Me le aspettavo molto meno alberate queste Everglades, e più spoglie...invece sono un vero paradiso della natura.


 
Raggiungiamo in auto il percorso Mahogany Hammock, che percorriamo poi a piedi sempre in mezzo alla foresta tropicale. È pieno di zanzare ma siamo ben protetti anche sui vestiti e ci prendiamo solo pochissime punture, meno che in una serata a a casa nostra.


Tutto è selvaggio, la vegetazione per noi è totalmente sconosciuta, ovunque si sente il grido della rana maiale (per ore ci siamo chiesti che animale fosse, quando abbiamo letto che era il regno della rana maiale ci si è chiarito il tutto) e stranissimi versi di uccelli… a momenti mi sembra quasi di essere sul set di Jurassic Park senza i dinosauri.



 Dopo una capatina al Nine Mile Pond raggiungiamo Flamingo, a sud del parco. 
Qui pranziamo con dei panini acquistati al Marina Center e prenotiamo una gita in battello tra le mangrovie delle Everglades, con la speranza di vendere gli alligatori.

 Finchè aspettiamo il piccolo battello scorgiamo un grosso coccodrillo americano (il più grosso registrato in queste zone) che nuota tranquillo al centro della palude, e ci fa sperare di vederne molti altri.


Partiamo con il battello inoltrandoci nei canali in mezzo alle mangrovie, la nostra guida (una specie di Mr. Crocodile Dundee che manovra anche il piccolo battello) ci indica dove sono le life vest…e lì penso...a cosa serviranno mai i giubbotti di salvataggio se una volta affondati ti ritrovi a sguazzare in mezzo ai coccodrilli. Mi prende un pò di strizza solo all'idea che la simpatica barchetta si capotti.

Il percorso è molto suggestivo…vediamo mangrovie e piante tropicali di ogni tipo, corvi, rapaci e aironi… ma i coccodrilli bastardi non si fanno vedere.
Potevamo anche scegliere la corsa con le airboat ma dato che il parco nazionale non adotta questo tipo di imbarcazione per il turismo, ci siamo posti dei dubbi sulla sicurezza e abbiamo deciso per il battello. 



 Siamo ancora nelle ore calde della giornata e probabilmente gli alligatori si rinfrescano sotto il pelo dell’acqua. O semplicemente, siamo solo sfigati.
Ci facciamo l'idea che è più probabile vedere Nessie nel lago di Lochness che un alligatore tra le paludi delle Everglades.
 Lo stesso vale per i lamantini, che da poco tempo popolano queste acque...dovrebbe essere pieno ma non se ne vede nessuno.

 Dopo un paio d’ore di navigazione nel cuore delle Everglades torniamo alla macchina e ripercorriamo la strada verso nord, per lasciare il parco.


Dobbiamo salire fino a Homestead e sulla strada troviamo dei negozi di frutta fresca strepitosi: ci fermiamo da “Robert is here” dove mi prendo uno smoothie di fragole fresche e lime delle Keys che è la fine del mondo. Ma tutta la frutta lì ha un aspetto eccezionale.

Dopo aver fatto benzina dal nostro fidato Chevron raggiungiamo il Days Inn di Homestead.
La camera dà direttamente sulla piscina e il tardo pomeriggio fa ancora molto caldo…i bambini si gettano in piscina e ci restano fino a sera facendo amicizia con dei bambini americani di Washington (in particolare Martino si affeziona a un certo Eljah che cercherà invano di rincontrare per tutta la vacanza, stramenciandoci gli zebedei).

Dopo il bagno andiamo al pizza Hut attaccato all’hotel e ci portiamo via delle pizze enormi e gustosissime da mangiare a bordo piscina, una veggies lover, una ham sausage e una ham pineapple che si faranno ricordare per tutta la notte.


 Il giorno seguente, dopo una colazione in hotel a base di Oat Cinnamon Spice (mmmmhhh!!!), bagel al burro salato e dolcetti supergrassi si parte sulla US41 - detta anche Alligator Alley per la massiccia presenza di alligatori  a lato strada - alla volta di Naples sul golfo del Messico.
Ovviamente di alligatore non ne vediamo neanche mezzo.
 Il tempo è sempre spettacolare e fa molto caldo. Lungo la strada Claudio ha qualche problema di mal di pancia e decidiamo che con Pizza Hut per questa vacanza abbiamo chiuso!
Notiamo che i canali sono stati tutti recintati con filo elettrico per impedire che gli alligatori oltrepassino il bordo del canale finendo schiacciati dalle auto. Allora ce l'hanno proprio con noi.

 
Facciamo tappa in un altro punto delle Everglades National Park, la Shark Valley.
La vegetazione è rigogliosa ed è pieno di swamp lilys, i fiori delle Everglades.



 Intraprendiamo a piedi un bel percorso che si prospetta molto coccodrilloso, ma anche stavolta non abbiamo fortuna.

 
Però incontriamo delle grosse tartarughe, soprattutto soft-shelled turtles con la proboscide e peninsula cooter turtles, herons, ospreys (falchi pescatori) e molti altri strani animaletti, lucertole tropicali come la brown anole lizard che quando si incavola gonfia il sottogola tutto rosso, e serpenti…i bambini sono entusiasti di questi percorsi naturalistici dove riescono a vedere un sacco di animali (tranne l'alligatore) sconosciuti anche da molto vicino.





Il percorso è molto lungo e decidiamo di arrivare solo fino a un certo punto. Facciamo anche un pezzo del Bobcat Trail, e poi si torna alla macchina per proseguire il nostro viaggio verso la costa ovest, sul Golfo del Messico.

(continua il viaggio verso il GOLFO DEL MESSICO e le SPIAGGE DEL PANHANDLE) 

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